Dai monti di pietra può nascere un fiore (G. Morandi)
 

 

Di fronte alle difficoltà della vita, alla caduta delle ideologie, alle crisi della fede religiosa, molte sono le persone che, schiave del proprio egoismo, finiscono col diventare indifferenti ed apatiche verso i problemi sociali. E' proprio a costoro però che potrebbe servire il ricordare uomini meritevoli che col loro esempio, seppero in passato indirizzare verso valori positivi generazioni intere di salviani.

L'occasione viene data dalle necessità di attribuire finalmente un'intitolazione alle scuole di Savoia che ne sono ancora prive. A distanza di diversi decenni dalla loro inaugurazione nessuno si è mai preoccupato della cosa, forse perché gli abitanti sentivano troppo lontani dalla loro realtà i nomi di personaggi ai quali si fa riferimento in simili circostanze.

C'era, infatti, una sorta d'orgoglio latente che impediva alle varie componenti delle società salviana di chiamare le scuole con nomi "forestieri", come Manzoni e Leopardi e che le induceva ad aspettare il momento opportuno e soprattutto i nomi giusti per procedere alle rituali cerimonie. Oggi però, dopo tanto tempo, sembra finalmente che si sia sul punto di compiere la scelta a lungo rimandata.

Dopo un "minireferendum" l'attenzione dei cittadini si è soffermata sui nominativi di Rizzo Angelo e Cancro Raffaele, salviani, conosciuti e rispettati da tutti e recentemente scomparsi. Si tratta di personaggi che non troveremo mai sui libri di storia, ma che hanno sempre meritoriamente operato nel sociale dando così lustro alla loro terra d'origine.

Il primo, (Savoia 21/02/1929 - Recife 25/01/1995), dopo essersi laureato in Medicina all'università di Napoli nel 1947 ed essersi specializzato in Tisiologia nella stessa città, esercitò la libera professione a Savoia e a Vietri fino al 1949. Trasferitosi, poi in Brasile divenne direttore del Centro Diagnostico di Pneumologia dell'Ospedale Generale di Recife nonché libero docente presso l'Università Federale di Pernambuco. Tuttavia quest'attività, che lo portò a pubblicare oltre 30 lavori scientifici e ad organizzare numerosi congressi internazionali, non gli impedì di mantenere regolari rapporti col paese natio cui faceva ritorno ogni anno.

In quelle occasioni dimostrava sempre d'essere lo stesso: affidabile sia con i professionisti sia con la gente comune cosa che gli faceva guadagnare il rispetto di tutti. E quando qualcuno si rivolgeva ad "Angeluzzo" lamentandosi di mali più o meno immaginari, non veniva mai allontanato, ma, gratuitamente visitato, riceveva sempre una parola di conforto e magari, l'invito a mangiare assieme un succulento agnello.

Per certi versi, simile alla prima, è la seconda delle nostre monografia. Vale a dire quella di Raffaele Cancro (Savoia 30/04/1920 - Salerno 17/11/1997). Costui, diplomatosi a soli 18 anni presso l'Istituto Magistrale di Campagna, riuscì privatamente a conseguire la maturità presso il Liceo Classico Torquato Tasso di Salerno.

Iscrittosi poi a Napoli alla Facoltà di Giurisprudenza superò tutti gli esami con esiti brillanti, ma non discusse la tesi, già pronta, per dedicare tutto se stesso all'insegnamento, consapevole di poter contribuire in tal modo al riscatto delle classi meno abbienti dell'ignoranza e del servilismo. Quasi precursore di Don Dilani, trovava gratificazione all'impegno profuso quando vedeva gente dalle mani grosse e stanche entusiasmarsi nel prendere in mano la penna e fece di questa missione un ideale di vita.

Nel 1948 cominciò a collaborare con la neonata UNLA ed istituì un centro di cultura popolare a Savoia. Successivamente, trasferitosi a Salerno, ne aprì un altro a Fratte, il quartiere più industrializzato della città. Sotto la sua guida il centro fu sede d'importanti iniziative di solidarietà rappresentando per molte famiglie disagiate il luogo non solo dell'aiuto, ma anche dell'incontro e del dibattito.

Dal '60 in poi fu delegato regionale per la Campania dell'UNLA e fu membro del direttivo nazionale in seno al quale collaborò col presidente On. Valitutti ad attività affiliate all'UNESCO. Scrisse e pubblicò "Lettere" e "Poesie". Anche l'ispettore Cancro tornava spesso a Savoia ed anche a lui piaceva discutere con i paesani dello sviluppo del paese, dei problemi dovuti alla disoccupazione, dell'importanza dell'istruzione per un miglioramento qualitativo della società salviana.

Al termine di queste due brevi monografie al lettore più attento non può essere sfuggito che cosa accomunava i due personaggi descritti: la professionalità accoppiata alla modestia ed il saper essere piuttosto che il voler apparire. Sono sicuramente queste doti che li hanno fatti apprezzare dai salviani consapevoli che anche parafrasando Morandi sui monti di pietra della loro terra è potuto, per una volta, nascere un fiore ....... Anzi due!!!

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